Una delle generazioni più nuove di oggi è fatta di persone che hanno più di sessant’anni. Sembra una contraddizione, ma è quello che siamo. Noi Baby Boomers stiamo sperimentando un modo diverso di vivere la maturità, spesso senza avere un modello già pronto da seguire.
Qualche giorno fa un’intervista a Federico Rampini, che presentava Argento vivo, il suo libro sulla longevità, mi ha confermato una cosa che penso da tempo: abbiamo ancora un sacco di cose da fare.
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L’idea di vecchio è diventata… vecchia
Springsteen è del 1949. Sting del 1951, Madonna del 1958, Bono del 1960. Tutti Baby Boomers. Hanno possibilità che quasi nessuno di noi ha, d’accordo, ma l’esempio è interessante: quando diciamo “anziano”, spesso abbiamo ancora in testa un’immagine che non racconta più tutta la realtà.
La realtà è molto più varia. C’è chi a 65 anni lavora a pieno ritmo e chi ha appena smesso. Chi scopre una passione, chi torna a studiare, chi si rimette in gioco nelle relazioni. E chi affronta problemi di salute, soldi che non bastano, famiglie che chiedono tanto. Non c’è un solo modo di vivere questa età, ed è proprio questo uno degli aspetti interessanti.
E il discorso, in fondo, comincia anche prima. Nel vecchio modo di pensare il mercato del lavoro, già dopo i 50 una persona può essere considerata “fuori età” per certe opportunità. Eppure può avere davanti ancora molti anni di lavoro, capacità, esperienza e possibilità di imparare. Forse una delle cose da aggiornare non è soltanto la nostra idea di vecchiaia, ma anche quella di quando una persona smette di essere considerata una risorsa.
Pionieri, senza manuale
Per me la parola giusta è pionieri. Non perché nessuno prima di noi abbia saputo invecchiare bene, ma perché il cambiamento demografico e sociale che stiamo vivendo sta modificando possibilità e aspettative.
A 60 o 70 anni non siamo per forza all’ultima fase della vita attiva. Possiamo aprire un capitolo nuovo, con più esperienza e con dubbi nuovi. Come usiamo il nostro tempo? Cosa vale la pena allenare? Cosa vogliamo ancora imparare? Come costruiamo una vita che continui ad assomigliarci mentre cambiamo?
Non abbiamo tutte le risposte. Le cerchiamo vivendo.
Io l’ho fatto. All’inizio di quest’anno ho cambiato città e mi sono dato sfide di lavoro che non avevo mai affrontato. Non l’ho fatto per dimostrare qualcosa a qualcuno. L’ho fatto perché a un certo punto ho capito che restare fermo, per me, era la scelta più rischiosa. Ci sono stati momenti di dubbio, naturalmente, e qualche errore. Ma quella sensazione di essere di nuovo in movimento non la cambierei con nessuna certezza.
Non è una gara
Attenzione a una trappola: trasformare la longevità in una gara, come se a 70 anni dovessimo tutti correre maratone e fondare aziende. Non è questo il punto. Una vita più lunga non è automaticamente una vita migliore: contano la salute, l’autonomia, le relazioni, la possibilità concreta di scegliere.
Per qualcuno scegliere significa iniziare qualcosa. Per qualcun altro significa, finalmente, smettere di fare ciò che non desidera più. Anche questa è una conquista.
L’esperienza non è solo alle nostre spalle
Pensiamo all’esperienza come a ciò che abbiamo accumulato. Invece la stiamo costruendo adesso. Ogni volta che impariamo una tecnologia nuova, affrontiamo un cambiamento o troviamo un modo diverso di prenderci cura di noi, aggiungiamo esperienza. E chi verrà dopo potrà guardare le nostre scelte, i nostri tentativi, i nostri errori.
Non stiamo insegnando agli altri come si invecchia. Stiamo imparando a farlo in un modo nuovo.
Abbiamo ancora un sacco di cose da fare
Non so se la rivoluzione della longevità manterrà tutte le sue promesse, e vivere più a lungo non basta per vivere meglio. Ma abbiamo una possibilità importante: smettere di considerare certe età come un confine oltre il quale non c’è più niente da scoprire.
Dopo i sessanta non devo tornare quello che ero a 40, e non mi interessa sembrare più giovane di quello che sono. Mi interessa capire cosa posso costruire con la persona che sono diventato. Senza aspettative miracolose, senza fingere che le difficoltà non esistano, senza mettere un punto alla storia prima che sia finita.
La sensazione che mi resta è questa: abbiamo ancora un sacco di cose da fare. E le più interessanti, forse, non le abbiamo ancora scoperte.
Anche questo articolo finisce qui.
Ma una domanda può restare aperta: che cosa possiamo ancora costruire con la persona che siamo diventati?
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Fonti e approfondimenti
Federico Rampini, Argento vivo. Longevità, la rivoluzione incompresa del nostro tempo, Mondadori, 2026.
Federico Rampini, intervista video su Argento vivo e la rivoluzione della longevità, YouTube, 2026.
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
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