Quando esco in bicicletta ci sono giornate in cui mi sembra di non migliorare di un metro.
Le gambe sono pesanti, faccio più fatica del previsto e mi viene quasi da pensare che tutte le uscite precedenti siano servite a poco.
Poi, dopo qualche mese, riguardo i percorsi, i tempi e le distanze. E mi accorgo che sto facendo cose che prima mi sembravano molto più difficili, se non addirittura impossibili.
Non me ne ero accorto mentre succedeva.
Credo che nella vita funzioni spesso allo stesso modo.
I cambiamenti più importanti non sempre si vedono giorno per giorno. A volte lavorano in silenzio. Ce ne accorgiamo soltanto dopo, quando ci voltiamo indietro e vediamo quanta strada abbiamo percorso.
Negli anni mi sono accorto di una cosa.
La maggior parte delle persone non abbandona i propri obiettivi perché non vuole davvero cambiare.
Spesso abbandona perché, dopo un po’, l’entusiasmo iniziale diminuisce e i risultati non sono ancora abbastanza visibili.
All’inizio è tutto più semplice.
C’è una decisione nuova, una motivazione forte, magari anche il piacere di raccontarsi che questa volta sarà diverso.
Poi arrivano le giornate normali.
Quelle in cui sei stanco, hai poco tempo, le cose non vanno come avevi previsto e nessuno ti applaude per ciò che stai facendo.
È proprio lì che comincia il processo vero.
Non quando sei carico.
Quando continui anche senza sentirti particolarmente motivato.
Ma cos’è davvero un processo?
Un processo è il percorso che collega il punto in cui ti trovi oggi al risultato che desideri raggiungere.
Non è fortuna.
Non è magia.
E non è nemmeno la motivazione del lunedì mattina, quella che spesso il mercoledì ha già chiesto ferie.
È una serie di azioni, spesso semplici e poco spettacolari, ripetute con una certa continuità nella direzione giusta.
Vale quando vuoi tornare in forma.
Vale quando vuoi migliorare la tua salute e il tuo benessere.
Vale quando inizi un lavoro nuovo.
Vale quando vuoi costruire un progetto.
Vale quando una relazione cambia.
Vale quando ti trovi davanti a un nuovo capitolo della vita e non hai ancora capito bene dove ti porterà.
Il desiderio è importante. Senza desiderio difficilmente iniziamo.
Ma senza un processo il desiderio rischia di restare soltanto una buona intenzione.
Fidarsi del processo non significa restare fermi, incrociare le dita e sperare che l’universo faccia il lavoro al posto nostro.
Significa continuare a fare ciò che dipende da noi, anche quando non abbiamo ancora la conferma che stia funzionando.
Significa osservare, correggere, imparare e ripartire.
Perché anche un processo deve essere verificato.
Se continuiamo a ripetere un comportamento che non porta da nessuna parte, non stiamo soltanto insistendo.
Stiamo continuando a commettere lo stesso errore.
Fidarsi non vuol dire essere ciechi.
Vuol dire credere nella direzione, senza pretendere che ogni singolo giorno ci restituisca una prova del risultato.
Il problema nasce quando giudichiamo ogni giorno un percorso lungo usando soltanto ciò che vediamo oggi.
Oggi la bilancia non si è mossa.
Oggi la pedalata è stata faticosa.
Oggi il nuovo progetto non ha ricevuto risposte.
Oggi ti senti ancora confuso.
E allora arriva il pensiero: “Non sta funzionando”.
Ma forse oggi non è il momento giusto per misurare il risultato.
Forse oggi è semplicemente uno dei giorni necessari per costruirlo.
Approfondisci anche
Benessere dopo i 50: nutrizione, movimento e autonomia
Come gestire lo stress quotidiano dopo i 50
Un caffè con Fabio
Scopri altri spunti di crescita personale e abitudini sostenibili attraverso la rubrica “Un caffè con Fabio”.
Vuoi parlarne con Fabio?
I cambiamenti più importanti lavorano in silenzio. Se vuoi raccontarmi il tuo percorso, scrivimi: ne parliamo con calma.
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
Parlane con Fabio ↗
Benessere mentale
Benessere dopo i 50
Stile di vita