In questi giorni mi capita di parlare con diverse persone che vorrebbero cambiare qualcosa della propria vita. Il desiderio c’è e, qualche volta, sanno persino abbastanza bene cosa vorrebbero cambiare.
Poi arriva una domanda apparentemente semplice: “Da dove comincio?”
Ogni volta mi torna in mente un periodo della mia vita in cui quella domanda pesava parecchio anche a me. Non perché mi mancassero necessariamente le idee. Il problema era che, quando tutto sembra enorme, anche le cose normalmente semplici possono diventare pesanti.
Quando anche la giornata sembra troppo grande
In quel periodo facevo fatica a vedere un futuro con chiarezza. Guardavo i problemi e mi sembravano enormi, tutti insieme, come se dovessi trovare una soluzione completa prima ancora di riuscire a muovermi.
E quando succede questo, almeno per come l’ho vissuto io, non diventano difficili soltanto le grandi decisioni. Possono diventare pesanti anche cose molto più semplici: uscire, iniziare qualcosa, decidere cosa fare della giornata.
Anni prima avevo letto, in uno dei tanti libri di crescita personale passati dalle mie mani, un concetto molto semplice. Non ricordo il libro e non ricordo nemmeno le parole esatte, quindi non attribuisco a nessuno una frase che magari la mia memoria ha modificato nel tempo.
Mi era rimasta però un’idea: quando non sai da dove cominciare, puoi cominciare mettendoti le scarpe.
Così mettevo le scarpe
A un certo punto quella piccola idea mi tornò in mente. E cominciai davvero da lì.
A volte mettevo semplicemente le scarpe e uscivo. Non avevo una meta precisa e, a essere sincero, non sapevo nemmeno bene perché lo stessi facendo. Qualche volta mi sentivo anche un po’ stupido: “Bene Fabio, adesso sei fuori di casa. E quindi?” 😄
Spesso mettevo anche un po’ di musica. Non perché avessi scoperto qualche sofisticata strategia motivazionale: mi aiutava semplicemente a partire. Scarpe, musica e fuori dalla porta. Più o meno questo era il piano.
E però succedeva anche un’altra cosa. Una volta fuori sentivo una piccola scarica di energia, quasi adrenalina. Perché, per come stavo in quel momento, essere uscito nonostante tutto mi sembrava già un piccolo gesto eroico. Non avevo risolto nulla, ma avevo fatto qualcosa che poco prima mi sembrava pesante.
I problemi naturalmente erano ancora lì. Allacciarmi le scarpe non li faceva sparire e uscire di casa non mi consegnava magicamente le soluzioni. Però, almeno per un po’, non ero fermo davanti a tutti i problemi contemporaneamente.
Non dovevo risolvere tutto
Col tempo ho capito che forse la parte utile di quel gesto era proprio questa. Stavo riducendo la dimensione di ciò che dovevo affrontare.
Non dovevo risolvere la mia vita. Non dovevo nemmeno risolvere tutta la giornata. Dovevo soltanto fare qualcosa che, in quel momento, fosse abbastanza piccolo da sembrarmi possibile.
Quando la giornata sembra troppo grande, prova a rimpicciolirla fino alla prossima cosa che puoi fare.
Per me, in quel periodo, significava letteralmente mettermi le scarpe. Per qualcun altro potrebbe essere fare una telefonata, prepararsi qualcosa da mangiare, uscire sul balcone, sistemare una cosa oppure chiedere aiuto.
Non esiste un gesto universale. Il punto è la scala.
Prima il gesto possibile, poi l’obiettivo
All’inizio non avevo una meta precisa. Mettevo le scarpe, accendevo la musica e uscivo.
Poi, poco alla volta, ho cominciato a darmi piccoli obiettivi: oggi arrivo fin qui, domani provo ad andare un po’ più avanti. Niente imprese memorabili e nessun bisogno di dimostrare qualcosa.
Prima veniva il gesto possibile. Poi arrivava l’obiettivo.
E quando un gesto comincia a ripetersi, può succedere qualcosa di interessante: smette di richiedere ogni volta una grande decisione. Piano piano può diventare una routine.
Le routine non risolvono la vita. Ma possono darle una struttura
Per me il movimento cominciò progressivamente a diventare parte delle giornate. E insieme al movimento arrivarono altre piccole routine.
Non voglio costruire una favola retrospettiva in cui basta uscire a camminare e improvvisamente tutto si sistema. Non funzionò così. I problemi avevano bisogno dei loro tempi, delle loro decisioni e, quando necessario, anche dell’aiuto degli altri.
Ma quelle routine mi diedero qualcosa di prezioso: una struttura. Dentro quella struttura cominciai lentamente a vedere di nuovo possibilità, risorse e soluzioni che, quando guardavo tutto insieme, facevo molta più fatica a riconoscere.
Il cambiamento non arrivò in un giorno. Si costruì.
Quella piccola idea aveva aspettato il suo momento
Ripensandoci oggi, trovo interessante anche un altro aspetto di questa storia. Avevo incontrato l’idea delle scarpe molto tempo prima di averne realmente bisogno.
Probabilmente quando la lessi non successe nulla di particolare. Nessuna illuminazione, nessuna rivoluzione. Una piccola idea incontrata in mezzo a molte altre e rimasta da qualche parte nella memoria.
Poi arrivò il momento in cui mi servì.
Non tutto quello che impariamo ci cambia immediatamente. A volte una piccola idea resta lì finché arriva il momento in cui ne abbiamo bisogno.
È anche per questo che continuo a leggere, ascoltare, studiare e raccogliere strumenti. Non so sempre quale mi servirà e quando. Ma ho imparato che alcune cose capite oggi possono diventare sorprendentemente utili molto più avanti.
Sapere qualcosa e riuscire a farla sono due cose diverse
C’è poi un’altra cosa che quell’esperienza mi ha insegnato. Possiamo sapere benissimo cosa sarebbe utile fare e, allo stesso tempo, non riuscire a farlo.
È facile guardare qualcuno da fuori e pensare: “Dovrebbe uscire, reagire, organizzarsi, fare qualcosa.” Da dentro una giornata difficile, però, la distanza tra sapere e fare può essere molto più grande di quanto sembri.
Per questo oggi diffido un po’ dei grandi consigli pronunciati con troppa facilità. A volte non serve aggiungere un’altra soluzione alla lista. Può essere più utile trovare la versione più piccola possibile di qualcosa che riusciamo davvero a fare.
Nel mio caso erano le scarpe.
Le difficoltà possono tornare
Crescendo ho capito anche che la vita non firma contratti in cui promette che, una volta superato un periodo difficile, non ce ne saranno altri.
Le difficoltà possono tornare. Possiamo ritrovarci ancora confusi, stanchi o davanti a qualcosa che non sappiamo bene come affrontare.
La differenza è che non sempre ci trovano con gli stessi strumenti di prima. Nel frattempo possiamo aver costruito esperienza, routine, consapevolezza, relazioni e modi diversi di affrontare ciò che succede.
Non diventi invulnerabile. Diventi più attrezzato.
E questa, secondo me, è una differenza molto più realistica e utile dell’idea di diventare finalmente così forti da non avere più momenti difficili.
Non sempre il gesto giusto è andare avanti
C’è però una precisazione importante. Questo è il racconto di qualcosa che ha aiutato me, non una ricetta da applicare a chiunque.
Ci sono momenti nei quali la prossima cosa possibile può essere uscire e camminare. Altri nei quali può essere fermarsi, riposare, parlare con qualcuno oppure riconoscere che da soli non stiamo riuscendo a gestire quello che ci sta succedendo.
E quando una difficoltà diventa importante, chiedere aiuto anche a un professionista può essere molto più sensato di qualunque slogan sul “reagire”.
Ridurre la scala non significa minimizzare ciò che stiamo vivendo. Significa cercare di capire cosa possiamo realisticamente fare adesso.
Dalla Cassetta degli attrezzi
Se oggi c’è qualcosa che ti sembra enorme, prova per un momento a non chiederti:
“Come faccio a sistemare tutto?”
Prova invece a chiederti:
Qual è la cosa più piccola che posso fare adesso senza pretendere che risolva tutto?
Magari sarà una telefonata. Una doccia. Un messaggio. Cinque minuti fuori casa. Chiedere una mano. Oppure decidere che oggi hai bisogno di fermarti.
Non deve essere eroica. Deve essere possibile.
Il punto di Fabio
Ancora oggi non penso che allacciarsi le scarpe possa risolvere una giornata difficile. Sarebbe una sciocchezza dirlo.
So però che, in un periodo della mia vita, quelle scarpe mi hanno aiutato a cominciare quando cominciare mi sembrava già abbastanza. Prima uscivo senza sapere bene perché. Poi arrivarono la musica, qualche piccolo obiettivo e, con il tempo, delle routine.
Non cambiò tutto quel giorno.
Ma qualcosa cominciò a muoversi.
E forse è questa la cosa che continuo a portarmi dietro: quando una giornata sembra troppo grande, posso provare a renderla più piccola. Fino alla prossima cosa che riesco a fare.
Qualche volta, quella cosa sono ancora le scarpe.
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C’è qualcosa che oggi ti sembra troppo grande?
Non sempre dobbiamo trovare subito la soluzione completa. A volte può essere utile partire dalla cosa più piccola che riusciamo concretamente a fare.
Se questo tema ti tocca da vicino e ti va di raccontarmi la tua esperienza, scrivimi.
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
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