Ci sono frasi che suonano bene finché non proviamo a capire cosa significano davvero. Una di queste è: “Bisogna avere una mente aperta.” Sono d’accordo, ma aperta quanto?
Se avere una mente aperta significasse accettare qualsiasi cosa ci venga raccontata, non sarebbe più apertura. Sarebbe credulità. Allo stesso tempo, respingere immediatamente tutto ciò che contraddice quello che già pensiamo non è prudenza: è semplicemente un altro automatismo.
Forse l’equilibrio sta da un’altra parte: ascoltare senza essere obbligati a credere e dubitare senza essere obbligati a respingere.
Succede più spesso di quanto pensiamo
Qualcuno condivide sui social una notizia che conferma perfettamente quello che pensiamo e viene spontaneo dire: “Ecco! Lo sapevo.” Poco dopo un’altra persona ci manda qualcosa che mette in discussione una nostra convinzione e, prima ancora di approfondire, pensiamo: “Ma figurati.”
Poi ci sono le persone di cui ci fidiamo: l’amico che “di solito queste cose le sa”, il professionista che seguiamo da anni oppure qualcuno che parla con una sicurezza tale da far sembrare ogni frase indiscutibile. Fidarsi non è il problema. Non possiamo verificare personalmente ogni singola informazione che incontriamo durante la giornata.
Il problema nasce quando il fatto che qualcosa ci piaccia, ci rassicuri o arrivi dalla persona giusta diventa sufficiente per considerarlo vero.
Non siamo neutrali come ci piacerebbe pensare
La ricerca utilizza un concetto interessante: actively open-minded thinking, che possiamo tradurre in modo semplice come disponibilità a valutare seriamente idee e informazioni anche quando non coincidono con ciò che già pensiamo.
Non significa dubitare di tutto né vivere nell’incertezza permanente. Significa essere disposti a considerare anche elementi contrari alla nostra posizione e, se sono abbastanza solidi, utilizzarli per rivedere ciò che pensiamo.
La parte interessante è proprio quell’“anche quando”. Essere aperti davanti a un’informazione che conferma perfettamente le nostre idee è facile. La prova vera arriva quando qualcosa ci infastidisce, ci contraddice oppure mette in discussione una convinzione alla quale siamo affezionati.
L’attrezzo: che cosa mi farebbe cambiare idea?
Qui entra la nostra Cassetta degli attrezzi. Questa volta contiene una sola domanda:
Che cosa mi farebbe cambiare idea?
Possiamo usarla quando incontriamo un’affermazione importante che siamo tentati di accettare o respingere immediatamente. Non dobbiamo trovare una risposta perfetta in tre secondi. Basta provare a immaginare quale informazione, quale prova o quale argomento serio potrebbe portarci a rivedere la nostra posizione.
Se una risposta esiste, significa almeno che abbiamo lasciato una porta aperta. Se invece la risposta sincera è “niente”, vale la pena accorgercene: forse in quel momento non stiamo più valutando un’idea. Stiamo difendendo una posizione.
La domanda funziona in entrambe le direzioni
Qui arriva la parte meno comoda. 😄 È molto facile utilizzare questo strumento con le convinzioni degli altri: “E tu cosa dovresti vedere per capire che hai torto?”
Ma l’attrezzo non nasce per vincere discussioni. Nasce soprattutto per noi.
Immaginiamo di leggere un consiglio sul benessere che conferma esattamente qualcosa che sosteniamo da anni. Prima di condividerlo possiamo chiederci: che cosa mi farebbe cambiare idea su questa affermazione? Se invece leggiamo qualcosa che contraddice ciò che abbiamo sempre pensato, la domanda rimane identica.
È proprio questa simmetria a renderla utile: il fatto che un’informazione ci piaccia non la rende vera. E il fatto che ci dia fastidio non la rende falsa.
Cambiare idea non significa aver perso
Diciamo una cosa, qualcuno ci mostra informazioni migliori e noi cambiamo posizione. Stranamente può sembrarci quasi di dover ammettere una sconfitta.
In realtà abbiamo semplicemente aggiornato una conclusione perché sono cambiate le informazioni disponibili. Non significa cambiare opinione ogni cinque minuti o non avere convinzioni solide. Significa non trasformare ogni nostra idea in una parte intoccabile della nostra identità.
Cambiare idea quando emergono buone ragioni non cancella ciò che sapevamo prima. Significa che abbiamo imparato qualcosa che prima non avevamo.
Anche il dubbio può diventare una posizione
Possiamo cadere anche nell’eccesso opposto: pensare che chi dubita sia automaticamente più intelligente o più aperto di chi crede a qualcosa. Non funziona così.
Possiamo dubitare perché abbiamo buone ragioni e vogliamo capire meglio, ma possiamo farlo anche perché un’informazione non ci piace. Possiamo continuare a chiedere nuove prove perché quelle disponibili sono insufficienti oppure perché nessuna prova sarà mai abbastanza finché la conclusione rimarrà diversa da quella che desideriamo.
Anche qui la domanda “Che cosa mi farebbe cambiare idea?” è utile. Se ogni volta che arriva una risposta spostiamo un po’ più avanti il traguardo, forse il nostro dubbio non è così aperto come pensavamo.
Una notizia sui social
Vediamo un post che dice qualcosa che ci sembra assolutamente plausibile e la prima reazione è: “Condivido.” Prima di farlo possiamo fermarci dieci secondi e chiederci: che cosa mi farebbe cambiare idea?
Forse scoprire che la fonte originale dice qualcosa di diverso, che i dati sono vecchi, che un ente competente ha smentito quella conclusione oppure che il titolo ha semplificato troppo uno studio.
Non abbiamo ancora verificato la notizia, ma abbiamo fatto una cosa importante: abbiamo stabilito che esistono condizioni nelle quali siamo disponibili a rivedere la nostra prima impressione. Da lì può iniziare la verifica vera.
E quando si parla di benessere?
Qui la questione mi interessa particolarmente, perché ogni giorno incontriamo consigli su alimentazione, movimento, sonno, prodotti, metabolismo e longevità. Alcuni sono ben supportati, altri molto meno.
Naturalmente possiamo essere più vulnerabili alle informazioni che confermano ciò che già facciamo o ciò che vorremmo fosse vero. Per questo nel nostro Laboratorio Anti-Fuffa controllare fonti, contesto e qualità delle affermazioni è così importante.
Ma prima ancora della verifica possiamo usare la stessa domanda: che cosa mi farebbe cambiare idea? Vale per chi propone un’informazione, per chi la critica e vale anche per me quando racconto qualcosa su queste pagine.
L’obiettivo non dovrebbe essere avere sempre ragione. Dovrebbe essere avere ragioni abbastanza buone per sostenere quello che diciamo.
Non dobbiamo verificare tutto allo stesso modo
Serve anche buon senso. Se un amico ci racconta che il ristorante dove è stato ieri era fantastico, probabilmente non dobbiamo avviare un’indagine internazionale. 😄
Più un’affermazione è importante e più può influenzare decisioni significative, maggiore dovrebbe essere la nostra attenzione. Una decisione sulla salute, sul denaro o su qualcosa che può avere conseguenze importanti merita fonti affidabili e competenze adeguate.
La domanda della Cassetta non sostituisce la verifica. Ci aiuta semplicemente a capire se siamo davvero disponibili a farla, anche quando il risultato potrebbe non essere quello che speravamo.
Quando usare questo attrezzo
Non dobbiamo camminare tutto il giorno chiedendoci se ogni nostra opinione sia sbagliata. Diventerebbe estenuante e poco utile.
Possiamo usare la domanda soprattutto quando sentiamo una reazione molto rapida: “Lo sapevo!” oppure “Questa è una stupidaggine.” Quando un’affermazione ci piace moltissimo, ci irrita immediatamente oppure arriva da qualcuno di cui ci fidiamo così tanto da non sentire più il bisogno di controllare.
Può essere particolarmente interessante anche quando abbiamo già preso pubblicamente una posizione e cambiare idea ci costa un po’ di più. Sono proprio questi i momenti nei quali abbiamo meno voglia di farci domande e, forse, quelli in cui la domanda può servirci di più.
Il punto di Fabio
A me l’idea di avere una mente aperta piace, ma non voglio una mente talmente aperta da far entrare tutto senza controllo. 😄 E non voglio nemmeno chiuderla ogni volta che arriva qualcosa che disturba ciò che penso già.
Preferisco immaginarla come una porta con una buona serratura. Possiamo ascoltare, verificare, dire “non lo so” e anche riconoscere: “Pensavo una cosa. Adesso ho informazioni migliori e ho cambiato idea.”
Non mi sembra una sconfitta. Mi sembra esattamente ciò che dovrebbe succedere quando impariamo qualcosa.
Dalla Cassetta degli attrezzi
La prossima volta che incontriamo un’affermazione che siamo prontissimi ad accettare oppure a respingere, non dobbiamo trasformarci in investigatori. Basta ricordare una domanda:
Che cosa mi farebbe cambiare idea?
Se riusciamo a rispondere, abbiamo lasciato spazio alle informazioni. Se la risposta è “niente”, possiamo almeno accorgerci che forse non stiamo più cercando di capire: stiamo proteggendo una conclusione.
Avere una mente aperta non significa credere a tutto. Significa essere disposti ad ascoltare, verificare e, quando ci sono buone ragioni, anche cambiare idea.
E forse è proprio questo il bello: non dobbiamo avere ragione per sempre. Dobbiamo essere disposti a correggerci quando scopriamo qualcosa di meglio.
Ti capita di accettare o respingere un’idea prima ancora di averla verificata?
Succede a tutti, soprattutto quando un’informazione conferma perfettamente quello che pensiamo già oppure tocca qualcosa a cui teniamo molto.
Se vuoi raccontarmi un esempio o confrontarti su come rendere più praticabile questa piccola abitudine mentale, scrivimi: ne parliamo insieme.
Fonti e approfondimenti
La base scientifica di questo articolo riguarda soprattutto il concetto di actively open-minded thinking: la disponibilità a considerare informazioni contrarie alle proprie convinzioni, cercare ulteriori elementi prima di concludere e rivedere una posizione quando emergono ragioni migliori.
The role of actively open-minded thinking in information acquisition, accuracy, and calibration — Cambridge University Press
Measuring virtuous responses to peer disagreement: intellectual humility and actively open-minded thinking — Cambridge University Press
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
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