“Non ho tempo.”
È una frase che diciamo spesso e, molte volte, è assolutamente vera. Ci sono periodi in cui lavoro, famiglia, assistenza, responsabilità e imprevisti riempiono davvero le giornate. Non tutto può essere risolto con una bella agenda colorata e tre sveglie sul telefono.
Ma qualche volta il problema non riguarda soltanto quante ore abbiamo. Riguarda anche dove stanno andando la nostra attenzione e le nostre energie. Perché possiamo avere due ore libere e sentirci comunque svuotati, oppure avere una giornata piena e arrivare a sera con la sensazione di aver utilizzato bene ciò che avevamo.
Il tempo non è l’unica risorsa che spendiamo
Ogni attività occupa tempo, ma non tutte consumano la stessa quantità di attenzione o energia mentale. Una telefonata importante può durare dieci minuti e lasciarci sereni; una discussione inutile online può durarne cinque e continuare a girarci in testa per due ore.
Un impegno può occupare mezz’ora sul calendario ma richiedere pensieri prima, durante e dopo. Una notifica richiede pochi secondi, ma può interrompere continuamente quello che stavamo facendo.
Per questo parlare soltanto di ore rischia di raccontare metà della storia.
Il tempo non si gestisce solo con l’orologio. Si gestisce anche scegliendo dove mettere attenzione ed energie.
Non tutto quello che ci occupa merita lo stesso spazio
Ci sono cose che dobbiamo fare comunque: una scadenza, una visita, un familiare che ha bisogno di noi, un problema da risolvere. In quei casi non serve raccontarci che “basta scegliere meglio”.
Altre cose, invece, continuano a occupare spazio quasi per inerzia. Rispondiamo sempre a quella richiesta, torniamo ancora su quella discussione, apriamo il telefono senza sapere nemmeno perché oppure manteniamo un impegno che non ci interessa più solo perché “ormai l’ho sempre fatto”.
Non è necessariamente un problema grave. Ma sommando tante piccole dispersioni possiamo arrivare a sera avendo dato parecchio senza sapere bene a cosa.
Una giornata piena non è necessariamente una giornata ben utilizzata
Siamo abituati a valutare le giornate dalla quantità di cose fatte. Agenda piena? Giornata produttiva. Spazi vuoti? Tempo perso.
Non funziona sempre così. Una giornata può essere piena di urgenze, interruzioni e richieste degli altri senza lasciare spazio a nulla che per noi conti davvero. Un’altra può contenere una passeggiata, una conversazione, un’ora di riposo e poche attività concrete, ma restituirci molto di più.
Riposo, relazioni, movimento, piacere e anche non fare nulla per un po’ non sono automaticamente tempo sprecato. Il criterio non dovrebbe essere riempire ogni spazio, ma capire se ciò a cui abbiamo dato tempo ed energie aveva senso per noi.
Il telefono ruba minuti. L’attenzione ne perde molti di più
Il telefono è un esempio perfetto. Possiamo controllare un messaggio in trenta secondi, ma subito dopo apriamo un social, leggiamo un commento, rispondiamo a qualcuno e guardiamo un video. Quando torniamo a ciò che stavamo facendo sono passati quindici minuti.
Ma non è nemmeno questo il punto principale. A volte abbiamo perso soprattutto continuità mentale. Dobbiamo rientrare nel ragionamento, recuperare il filo e ricordarci dove eravamo arrivati.
Il costo dell’interruzione può quindi essere maggiore del tempo effettivamente passato sul telefono. E non serve demonizzare la tecnologia per accorgersene: basta osservare.
Anche le discussioni inutili costano
Ci sono conversazioni che meritano attenzione. Altre continuano soltanto perché nessuno vuole lasciare l’ultima parola all’altro.
Online questo fenomeno è quasi uno sport olimpico. 😄 Rispondiamo a un commento, arriva una replica, rispondiamo di nuovo e poi, mentre facciamo altro, continuiamo mentalmente a preparare la risposta successiva.
Sul calendario magari abbiamo utilizzato dieci minuti. Nella testa molto di più. Qui la domanda non è “Ho ragione o torto?”, ma:
Questa cosa merita ancora il mio tempo, la mia attenzione o la mia energia?
A volte la risposta sarà sì. A volte la scelta più intelligente sarà semplicemente uscire dalla conversazione.
Dire sempre sì ha un costo che non compare nell’agenda
Quando qualcuno ci chiede qualcosa, spesso guardiamo soltanto se abbiamo tempo materiale. “Posso farlo giovedì?” Sì.
Ma magari quella richiesta richiede preparazione, spostamenti, concentrazione e ci toglie l’unico spazio della settimana che avevamo lasciato libero. Dire sì può essere una scelta giusta: aiutare gli altri è importante e molte relazioni si costruiscono anche attraverso la disponibilità.
Il problema nasce se il nostro sì diventa automatico. Perché ogni sì dato da qualche parte è anche un po’ di tempo, attenzione o energia che non potremo mettere altrove.
Alcune cose continuano soltanto perché sono sempre state lì
Ci sono impegni che un tempo avevano senso e oggi forse un po’ meno: una riunione, un’abitudine, un’attività, una frequentazione o una responsabilità che abbiamo iniziato per scelta e che nel tempo è diventata quasi obbligatoria senza che nessuno ce l’abbia realmente imposta.
Qui il collegamento con scegliere cosa non vuoi più è naturale: non tutto deve essere eliminato, ma ogni tanto vale la pena verificare se ciò che continuiamo a fare rappresenta ancora la vita che stiamo costruendo.
Non per tagliare tutto. Per smettere almeno di considerare eterno ciò che era nato come temporaneo.
Ci sono anche cose che ci occupano quando non sono presenti
Tempo e attenzione non coincidono sempre. Possiamo aver chiuso una conversazione ore prima e continuare a pensarci, essere a cena e avere ancora la testa sul lavoro oppure passare la domenica a preoccuparci di qualcosa che forse succederà lunedì.
In quei momenti non stiamo utilizzando tempo “ufficiale” per quella situazione, ma lei sta comunque utilizzando una parte delle nostre risorse.
Non sempre possiamo spegnere i pensieri a comando. Sarebbe una bella funzione, ma sul cervello non hanno ancora messo il tasto “modalità aereo”. 😄 Possiamo però iniziare ad accorgerci di quanto spazio mentale alcune cose continuano a occupare.
L’attrezzo: tre osservazioni a fine giornata
Questa volta nella Cassetta mettiamo uno strumento molto semplice. Alla fine della giornata proviamo a individuare soltanto tre cose:
1. Una cosa che ha meritato il mio tempo. Può essere lavoro, riposo, movimento, una persona, un progetto o anche mezz’ora tranquilla.
2. Una cosa che ha consumato molta attenzione o energia restituendomi poco. Non necessariamente inutile in assoluto. Semplicemente sproporzionata rispetto a ciò che ci ha dato.
3. Una cosa alla quale domani posso dare meno spazio. Non eliminare. Non rivoluzionare. Solo un po’ meno.
Non serve fare grafici, percentuali o classifiche. L’obiettivo non è misurare tutto, ma accorgerci di qualcosa che altrimenti rischierebbe di passare inosservato.
Non trasformiamolo in un altro compito da fare bene
C’è un rischio abbastanza ironico: prendere uno strumento che dovrebbe aiutarci a disperdere meno energie e trasformarlo in una nuova attività da controllare perfettamente. 😄
Non serve compilarlo ogni sera, non dobbiamo avere tre risposte intelligenti e non dobbiamo ottimizzare ogni giornata. È semplicemente una lente da usare nei periodi in cui ci sembra di non avere mai tempo oppure arriviamo spesso a sera scarichi senza capire bene perché.
L’obiettivo non è diventare più produttivi. È diventare un po’ più consapevoli di dove stiamo spendendo ciò che abbiamo.
La domanda-filtro
Durante la giornata possiamo usare anche una domanda molto breve:
Questa cosa merita davvero il mio tempo, la mia attenzione o la mia energia?
Naturalmente non possiamo applicarla a ogni obbligo. Ci sono cose che vanno fatte anche quando non le consideriamo particolarmente meritevoli. Pagare una bolletta probabilmente non ci riempirà l’anima di gioia, ma conviene farlo comunque. 😄
La domanda diventa utile soprattutto dove esiste ancora un margine di scelta: continuo questa discussione? Accetto questo impegno? Apro di nuovo quella notifica? Do ancora spazio mentale a questa situazione? Rimando per la quarta volta qualcosa che per me conta davvero?
Il tempo per ciò che conta non compare sempre da solo
Uno dei paradossi della vita quotidiana è che le cose urgenti tendono a reclamare spazio da sole. Una richiesta arriva, una notifica suona, una scadenza ha una data, una persona ci chiama.
Le cose importanti, invece, spesso non producono nessun allarme. Fare movimento, vedere qualcuno a cui teniamo, leggere, imparare qualcosa o semplicemente riposare rischiano di finire negli spazi avanzati.
Se aspettiamo che rimanga tempo, può succedere che non ne rimanga mai. Non significa trasformare anche il piacere in un appuntamento militare, ma riconoscere che alcune cose importanti hanno bisogno di essere protette dalle urgenze.
Quando questo strumento non basta
Ci sono periodi in cui il problema non è la dispersione. È semplicemente che abbiamo troppo da fare.
Assistenza a un familiare, problemi economici, carichi lavorativi importanti, bambini, condizioni di salute o responsabilità impreviste possono lasciare davvero pochissimo margine di scelta.
In quei momenti sarebbe ingiusto dire: “Devi solo gestire meglio il tuo tempo.” No. A volte il tempo manca davvero.
Questo strumento non serve a negarci quella realtà. Serve soltanto a individuare, dentro il margine che ancora esiste, se c’è qualcosa che possiamo smettere di alimentare inutilmente.
Il punto di Fabio
Per molto tempo abbiamo parlato di gestione del tempo come se il problema fosse infilare meglio gli impegni dentro ventiquattro caselle. Io oggi la vedo un po’ diversamente.
Il tempo conta, certamente. Ma anche attenzione ed energia sono risorse limitate. E a volte non siamo stanchi perché abbiamo fatto troppo: siamo stanchi perché abbiamo dato troppo spazio a cose che non lo meritavano.
Non sempre possiamo cambiare gli obblighi. Possiamo però imparare a riconoscere meglio ciò che continua a prenderci risorse senza che ce ne accorgiamo.
Dalla Cassetta degli attrezzi
Questa volta l’attrezzo non serve a fare di più. Serve a guardare meglio.
Alla fine di una giornata possiamo chiederci:
Che cosa ha meritato il mio tempo? Che cosa ha consumato molta attenzione o energia restituendomi poco? A che cosa posso dare un po’ meno spazio domani?
Non possiamo controllare tutto ciò che richiede il nostro tempo, e probabilmente non potremmo nemmeno volendo. Ma possiamo iniziare a osservare meglio dove stiamo mettendo ciò su cui abbiamo ancora possibilità di scelta.
Perché una giornata piena non è necessariamente una giornata ben utilizzata. E una giornata con qualche spazio vuoto non è necessariamente una giornata sprecata.
A volte quello spazio è proprio ciò che ci permette di tornare ad avere qualcosa da dare.
Ti capita di arrivare a sera stanco senza capire dove siano finite le tue energie?
A volte non possiamo ridurre tutti gli impegni, ma possiamo iniziare a osservare meglio dove finiscono tempo, attenzione ed energie nelle aree in cui abbiamo ancora un po’ di scelta.
Se vuoi raccontarmi una situazione in cui senti di disperdere troppe risorse, scrivimi: ne parliamo insieme.
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
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