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Abitudini & Costanza

Il gorilla che non vediamo: quanto ci sfugge mentre guardiamo altrove

Un gorilla davanti agli occhi e molti non lo vedono. Cosa ci insegna l’attenzione selettiva su ciò che notiamo e ciò che ci sfugge.

21 Settembre 2026 6 min di lettura di Fabio Gelmetti

🎧 Preferisci ascoltare? Te lo racconto a voce.

Ascolta l’articolo: Il gorilla che non vediamo6:20

Ti è mai successo di avere qualcosa davanti agli occhi e non accorgertene affatto?

Non perché fossi distratto o con la testa altrove. Semplicemente perché, in quel momento, la tua attenzione era presa da qualcos’altro.

È proprio da qui che parte uno degli esperimenti più famosi sull’attenzione umana.

L’esperimento del gorilla

A un gruppo di persone viene mostrato un video. Nel video ci sono alcune persone che si passano dei palloni. Il compito è semplice: contare quanti passaggi fa la squadra vestita di bianco. Bisogna stare concentrati, perché le persone si muovono, i palloni passano velocemente e non vuoi perdere il conto.

A un certo punto, in mezzo alla scena, entra una persona vestita da gorilla. Attraversa il gruppo, si ferma, guarda verso la telecamera, si batte il petto e poi se ne va. Rimane lì per diversi secondi.

Eppure, nell’esperimento originale, una parte consistente delle persone non si accorge del gorilla.

Non perché non potesse vederlo.

Semplicemente stava guardando qualcos’altro.

Guardare non significa accorgersi

Ed è proprio questo il punto che trovo affascinante.

Noi tendiamo a pensare che, se qualcosa è davanti ai nostri occhi, automaticamente la vedremo. Ma la nostra attenzione non funziona così.

Possiamo ricevere tantissime informazioni attraverso gli occhi, le orecchie e tutto ciò che accade intorno a noi. Però non possiamo dare la stessa attenzione a tutto, nello stesso momento.

In parole molto semplici:

i nostri occhi possono guardare tante cose. La nostra attenzione no.

E non è necessariamente un difetto. È il modo in cui funzioniamo.

A volte il problema è proprio ciò che stiamo cercando

La cosa ancora più interessante è che le persone dell’esperimento non erano distratte.

Anzi, erano molto concentrate.

Stavano facendo bene quello che era stato chiesto loro: contare i passaggi. Il gorilla, semplicemente, non faceva parte di ciò che stavano cercando.

Ed è qui che, secondo me, questa storia diventa interessante anche fuori da un laboratorio.

Nella vita spesso cerchiamo una risposta precisa. Immaginiamo che una soluzione debba avere una certa forma. Aspettiamo una persona, un’occasione o un cambiamento fatto in un certo modo.

E più guardiamo in quella direzione, meno attenzione rimane per quello che non corrisponde alle nostre aspettative.

Attenzione, però.

L’esperimento del gorilla NON dimostra che abbiamo sempre una soluzione davanti agli occhi e non la vediamo.

Sarebbe una bella frase da social, ma non sarebbe corretta.

Ci ricorda una cosa più semplice, e forse anche più utile:

quello che vediamo dipende anche da dove stiamo mettendo la nostra attenzione.

Quando un problema occupa quasi tutto lo spazio

Questa cosa diventa ancora più evidente quando attraversiamo un periodo difficile.

Una preoccupazione di lavoro, una relazione che non funziona, una decisione importante, qualcosa che continua a girarci in testa.

La mente torna sempre lì. Cerchiamo spiegazioni, segnali, conferme.

È comprensibile.

Ma se una parte importante della nostra attenzione è occupata da un problema, altre cose ricevono inevitabilmente meno spazio.

Questo non significa che da qualche parte ci sia per forza una soluzione semplice che non stiamo vedendo.

Potrebbe però esserci qualcosa che stiamo considerando poco.

Una strada diversa. Una persona con cui parlare. Un piccolo cambiamento. Oppure semplicemente un altro modo di formulare il problema.

Cerchiamo spesso soluzioni più grandi del necessario

Succede anche quando parliamo di benessere e di come scegliere.

Una persona decide che vuole muoversi di più e comincia a cercare il programma perfetto.

Quale allenamento? Quanti minuti? Quale frequenza cardiaca? Quale app? Quali scarpe?

Nel frattempo, magari, ha già un parco a dieci minuti da casa dove potrebbe iniziare con una passeggiata compatibile con la sua vita.

Oppure decide di voler mangiare meglio e immagina che serva una rivoluzione completa, quando forse il primo passo utile potrebbe essere modificare due abitudini della giornata.

Non sto dicendo che la soluzione sia sempre facile.

Sto dicendo qualcosa di diverso.

Quando abbiamo già deciso quale forma deve avere una soluzione, rischiamo di vedere soprattutto quello che assomiglia alla soluzione che stiamo cercando.

Non succede solo quando siamo in crisi

Questa cosa non succede soltanto quando siamo in crisi.

La nostra attenzione è limitata anche quando siamo tranquilli, quando siamo felici e quando pensiamo di avere tutto sotto controllo.

Le persone dell’esperimento non erano sotto stress. Non stavano vivendo una crisi personale.

Stavano semplicemente svolgendo un compito.

E qualcosa di molto evidente è passato inosservato.

Quindi forse l’obiettivo non può essere imparare a vedere tutto.

Non possiamo.

Possiamo però ricordarci che quello che stiamo osservando non è necessariamente tutto quello che c’è.

Una domanda che può cambiare il punto di vista

Ed è qui che, ogni tanto, può essere utile farsi una domanda molto semplice, simile a quella che accompagna anche il tema del tenere la mente aperta:

Che cosa potrei non stare guardando?

Non per diventare sospettosi o cercare significati nascosti ovunque.

Solo per spostare, per un momento, il punto di vista.

Se sto cercando una soluzione complicata, ce n’è anche una più semplice?

Se sto guardando soltanto ciò che non funziona, c’è qualcosa che invece sta già funzionando?

Se continuo a vedere due sole possibilità, ne esiste una terza che non ho ancora considerato?

Non è detto che arrivi una risposta.

Ma la domanda, da sola, può cambiare il modo in cui guardiamo la situazione.

Il gorilla non è la morale della storia

La morale più facile sarebbe dire:

“La soluzione era davanti ai tuoi occhi e non l’hai vista.”

È una frase efficace.

Ma sarebbe troppo semplice.

Quello che questo esperimento mi lascia è qualcosa di diverso.

La nostra attenzione è potente proprio perché seleziona. E ogni volta che selezioniamo qualcosa, inevitabilmente lasciamo qualcos’altro sullo sfondo.

Ogni tanto può quindi essere utile interrompere il conteggio dei passaggi e guardare tutta la scena.

Non perché ci sia sempre un gorilla.

Ma perché potrebbe esserci qualcosa che, fino a quel momento, semplicemente non stavamo cercando.

Fonti e approfondimenti

Simons DJ, Chabris CF. Gorillas in our midst: sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception. 1999. PubMed.

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