Ci sono prigioni che hanno muri, porte e serrature. E poi ce ne sono altre molto più difficili da riconoscere, perché dall’esterno assomigliano perfettamente a una vita normale.
Responsabilità, abitudini, doveri, scelte fatte anni fa. Compromessi che sembravano temporanei e che, senza quasi accorgercene, sono diventati permanenti.
Finché un giorno succede qualcosa di strano. Ti fermi e senti che una parte della vita che stai vivendo non ti assomiglia più.
Non tutto dipende da come pensi
Qui bisogna fare attenzione, perché la crescita personale ogni tanto prende una brutta scorciatoia.
“Se vuoi, puoi.”
No. Non sempre puoi.
Esistono problemi economici, malattie, responsabilità familiari, limiti fisici, perdite, obblighi e situazioni che non spariscono semplicemente cambiando atteggiamento.
La realtà esiste. E qualche volta è anche parecchio testarda.
Riconoscere la realtà per quella che è, però, non significa necessariamente arrendersi a ciò che verrà dopo.
Ma c’è un’altra domanda che vale la pena farsi: quanto di ciò che considero impossibile appartiene davvero alla realtà e quanto, invece, all’interpretazione che ne ho costruito nel tempo?
È lì che può cominciare la prigione invisibile.
Quando smettiamo di mettere in discussione ciò che conosciamo
Una convinzione ripetuta abbastanza a lungo può trasformarsi in una certezza.
“Ormai è troppo tardi.”
“Io sono fatto così.”
“Non posso permettermelo.”
“Alla mia età queste cose non si fanno.”
“Meglio non rischiare.”
Magari alcune di queste frasi contengono una parte di verità. Il problema nasce quando smettiamo completamente di verificarle.
Non chiediamo più: è ancora vero?
Continuiamo semplicemente a vivere secondo una risposta che ci siamo dati cinque, dieci o vent’anni prima.
È uno dei modi in cui il pilota automatico può continuare a decidere per noi senza che ce ne accorgiamo.
Ed è curioso: nel frattempo siamo cambiati noi, sono cambiate le persone, sono cambiate le circostanze. Ma quella risposta è rimasta lì.
A volte non è solo la situazione a bloccarci, ma il modo in cui la guardiamo
Questa idea va interpretata bene. Non significa che i problemi siano immaginari o che basti cambiare pensiero per farli sparire.
Significa che possiamo vivere una situazione reale guardandola attraverso convinzioni che restringono ulteriormente ciò che crediamo possibile.
La prigione, allora, non è necessariamente la situazione. Può essere la convinzione che non esista nessun’altra possibilità.
Ed è una differenza enorme.
Perché magari oggi non puoi cambiare tutto, ma potresti cambiare qualcosa. Potresti fare una telefonata, imparare qualcosa, dire un no, provare una strada diversa, riprendere un progetto abbandonato, chiedere aiuto o conoscere persone nuove.
Piccoli movimenti che non ribaltano la vita in ventiquattr’ore, ma fanno entrare aria nella stanza.
Anch’io ho dovuto rimettere in discussione qualche risposta
Mi è capitato più di una volta di accorgermi che stavo continuando a considerare impossibile qualcosa senza averlo verificato davvero.
Non perché la realtà fosse diventata improvvisamente facile, ma perché io stavo ancora usando una risposta costruita anni prima.
Quando ho provato a rimetterla in discussione, qualche volta ho scoperto che lo spazio di movimento era più grande di quanto pensassi.
Non sempre. Ma abbastanza da ricordarmi che vale la pena controllare se una porta sia davvero chiusa prima di smettere di provare ad aprirla.
Quel disagio potrebbe essere una domanda
A volte sentiamo una specie di irrequietezza. Non stiamo necessariamente male, eppure qualcosa non torna.
La tentazione è soffocare quella sensazione riempiendo le giornate ancora di più. Potremmo invece provare ad ascoltarla.
Non perché ogni insoddisfazione significhi che dobbiamo mollare lavoro, famiglia e partire domani mattina con uno zaino per il Nepal.
Più semplicemente, potrebbe essere arrivato il momento di domandarci:
Questa vita mi rappresenta ancora?
E soprattutto:
Quali parti sto scegliendo e quali sto semplicemente continuando per abitudine?
La libertà comincia da una domanda
Forse questa è la parte che mi interessa di più.
Essere liberi non significa poter fare qualsiasi cosa. Nessuno di noi lo è.
Essere liberi significa conservare la capacità di rimettere in discussione la direzione. Guardare qualcosa che abbiamo sempre considerato inevitabile e concederci almeno il dubbio:
Può darsi sì. Può darsi di no.
A volte basta quella piccola crepa in una certezza per vedere una possibilità che prima non vedevamo.
Non sappiamo ancora se funzionerà e non sappiamo dove porterà. Ma almeno abbiamo smesso di considerare chiusa una porta senza aver provato ad aprirla.
Prova con una sola convinzione
Prendi una frase che ripeti spesso: “Non posso”, “È troppo tardi”, “Io sono fatto così”, “Non fa per me”.
Poi chiediti tre cose: è un fatto oppure una conclusione? Era vera dieci anni fa: è ancora vera oggi? Quale piccolo esperimento potrei fare per verificarla?
Non serve dimostrare che quella convinzione sia sbagliata.
Basta smettere, per un momento, di considerarla automaticamente vera.
Forse non devi cambiare tutta la tua vita
La crescita personale non dovrebbe convincerci che possiamo controllare tutto. Dovrebbe aiutarci a distinguere meglio ciò che non possiamo controllare da ciò su cui possiamo ancora intervenire.
E spesso scopriamo che il nostro spazio di movimento è più grande di quanto pensassimo.
Non infinito. Ma neppure zero.
E a volte quello spazio basta per rimettere in discussione anche una domanda molto comune: è davvero troppo tardi per ricominciare?
Forse, quindi, non devi cambiare tutta la tua vita. Forse devi soltanto smettere di viverne alcune parti in automatico.
E tornare, ogni tanto, a chiederti se quelle porte che consideri chiuse lo siano davvero.
Trasformiamo le informazioni in un primo passo concreto.
Ogni persona parte da una situazione diversa. Se vuoi, possiamo capire insieme quale abitudine merita attenzione per prima.
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